La Parolina – Chef Iside De Cesare

La Parolina, ristorante stellato guidato dalla chef Iside De Cesare, è un’eccellenza gastronomica che nasce nel cuore dell’Alta Tuscia, a Trevinano, al confine tra Lazio, Umbria e Toscana. Sin dalla sua apertura nel 2005, il ristorante si distingue per un’identità ben radicata nel territorio e per un’atmosfera che unisce la raffinatezza dell’alta cucina al calore dell’accoglienza familiare.

La filosofia culinaria de La Parolina si fonda su un’attenta selezione di materie prime locali, valorizzando i prodotti autentici che raccontano l’anima del territorio. Accanto alle eccellenze regionali, trovano spazio anche ingredienti d’alta gamma provenienti dal panorama nazionale e internazionale, come i culatelli selezionati da produttori d’eccellenza, il caviale e il foie gras, che arricchiscono le proposte con un tocco di sofisticata eleganza.

Il menù degustazione è un percorso gastronomico pensato dagli chef per chi desidera lasciarsi guidare da creatività e passione. È un invito a esplorare il pensiero culinario della cucina de La Parolina, attraverso piatti che rispecchiano una visione personale, innovativa ma sempre radicata nella tradizione.

Il menù à la carte offre invece una selezione varia e raffinata, ispirata alle tre regioni che si incontrano sul territorio: Lazio, Umbria e Toscana. Ogni portata nasce da un’idea, da un prodotto, da un racconto, e prende vita grazie all’estro degli chef e alla qualità delle materie prime.

Anche la carta dei vini segue la stessa filosofia: non una semplice lista, ma un progetto coerente con la cucina. La selezione predilige vitigni autoctoni e aziende vinicole che esprimono l’identità del territorio, con un occhio di riguardo per le eccellenze del Lazio, regione in forte crescita enologica. Cantine emergenti e storiche convivono armoniosamente, accanto a qualche etichetta internazionale e tagli bordolesi scelti con attenzione. Il vino, qui, è parte integrante dell’esperienza gastronomica.

A La Parolina, ogni dettaglio è pensato per far sentire l’ospite al centro di un’esperienza autentica. Il senso di famiglia è il filo conduttore che unisce cucina, servizio e accoglienza: un luogo in cui ci si sente a casa.

Cuoca, pasticcera, moglie e mamma. Iside De Cesare è tutto questo. Donna multi tasking dalle mille sfaccettature, incarna il modello femminile dell’era moderna capace di conciliare il lavoro con la famiglia, distribuendo tempo ed energia sia all’uno che all’altra. Ma chi è Iside De Cesare? Iside Maria De Cesare, classe 1973 nasce a Roma, dove frequenta la facoltà di ingegneria dopo aver conseguito la maturità scientifica. Durante gli studi si diletta in cucina prima in un ristorante stagionale aperto insieme alle sorelle e successivamente consolida la propria esperienza in altre attività ristorative. Si appassiona così tanto alla cucina che decide di interrompere l’università per dedicare le proprie energie al mondo della ristorazione. Comincia il suo iter esplorativo tra il ristorante Agata e Romeo a Roma, le Colline Ciociare di Salvatore Tassa per approdare poi alla Pergola del Rome Cavalieri. Dopo due anni alla corte di Heinz Beck va in Romagna alla Frasca Di Castrocaro Terme e, dopo altri due anni come chef in varie strutture e alberghi, dal 2005 gestisce ed è cuoca, insieme al marito Romano Gordini, il ristorante La Parolina premiato con la stella Michelin nel 2009.

ISIDE DE CESARE

La Parolina si trova a Trevinano, una piccola frazione del comune di Acquapendente in provincia di Viterbo, terra di confine tra le regioni, Lazio Umbria e Toscana. Un ristorante stellato dall’ambiente famigliare dove propone una cucina semplice, riconoscibile e di gusto: “Ho da sempre un grande senso della famiglia e quando cucino immagino sempre di farlo per il pranzo della domenica, quando tutti sono riuniti intorno al tavolo in un clima di festa e gioia. La tavola è convivialità e io cerco di darla anche attraverso i miei piatti.”Non si risparmia Iside che in questi anni, ben 27, ha saputo cogliere il meglio da ogni cosa che la vita le offriva, a partire dal diventare madre che per lei ha significato imparare a nutrire il commensale, ad andare oltre l’estetica e la tecnica fine a sè stessa: “Viviamo in un territorio ricchissimo che offre un incredibile varietà di materie prime e di ricette della tradizione. In questi anni è diventato sempre più stretto il mio rapporto con i fornitori locali da cui attingo per le materie prime. Ho riscoperto, per esempio, il pesce di lago e i legumi, così come utilizzo molto la cacciagione nei mesi invernali dove la mia cucina diventa più strutturata. Noi facciamo ancora la pasta fatta in casa con il mattarello e le conserve di pomodoro come quando ero bambina. Ho imparato a usare i prodotti locali quando ci sono ma anche a conservarli quando sono alla massima maturazione e usarli poi nei mesi dove non posso trovarli freschi, e buoni”.

La Parolina è stato premiato con la stella Michelin nel 2008: “La stella Michelin per me è stata importante, è una cosa di cui vado fiera e di cui sono rispettosa. Ma la soddisfazione più grande per me rimane la felicità dei clienti con cui mi confronto ogni giorno”.

Non è un caso che Iside faccia parte dell’Atelierdes Grandes Dames, network creato da Veuve Clicquot che accoglie donne talentuose – come fu la fondatrice della Maison di Champagne che rimase vedova a 27 anni e prese in mano le redini della cantina facendone uno dei marchi più famosi del mondo – e celebra i talenti femminili dell’alta ristorazione, come la nostra piccola chef dai grandi occhi azzurri. Il ristorante gode di una vista mozzafiato sul Monte Amiata, mentre nella bella stagione di mangiare all’aperto in giardino o sulla terrazza. Per chi volesse staccare la spina dalla città c’è la possibilità di soggiornare in comode e spaziose stanze e gustare di una colazione curata da Iside “Per me la colazione è sacra: iniziare la giornata con il sorriso e tante leccornie è il modo migliore per affrontarla”.

Chef Iside De Cesare - Famiglia

Iside Maria Di Cesare è tutta determinazione e sorrisi, e niente scorciatoie. Potresti mai scegliere un posto tanto appartato se vuoi la vita facile? Giammai. Meglio sapere che chi ti viene a trovare non capita per caso. Che poi: ora che c’è la stella, il libro delle prenotazioni è sempre fitto. Ma quando Iside e suo marito Romano si sono messi in proprio, 6 anni e passa fa, era dura. Un po’ li ha sorretti l’amore – quello romantico e quello per la cucina – un po’ la tenacia. 

Pasticciera di formazione, Iside ormai si muove con disinvoltura nella cucina di terra di questa zolla di Italia centrale, fatta da elementi come tartufo, cacciagione, funghi, castagne. Ma Iside pesca anche nel repertorio familiare e tradizionale, suo e di Romano, tra ragù, brodi e paste fatte in casa di domenicale ispirazione; e in qualche dizionario internazionale, da cui sbuca l’immancabile foie gras. Alla voce dessert Iside si muove come un pesce nella sua acqua: tocco magico ovunque, anche se lei si considera una “cioccolataia”.

Il 5 marzo 2005 era un sabato e a Trevinano, una frazione di Acquapendente nella provincia di Viterbo, due ragazzi aprivano le porte del loro ristorante in un paese che contava un centinaio di residenti. Siamo ai confini che il Lazio vanta con il paesaggio unico che lo unice a Toscana e Umbria. Quei due ragazzi si chiamano Iside De Cesare e Romano Gordini e le porte che si accingevano ad aprire davano sui tavoli de La Parolina.

“Abbiamo aperto a Trevinano per caso. Io e Romano cercavamo in quella zona perché affascinati dalle colline che univano Lazio, Umbria e Toscana, poi abbiamo conosciuto una ragazza che ci ha fatto vedere un locale. Era chiuso, ma ci è piaciuto subito. Ci siamo attivati per la licenza e soprattutto ci siamo impegnati in prima persona per ristrutturarlo. È stata una fatica bellissima”. Così Iside De Cesare racconta la nascita della prima Parolina e così inizia il percorso di uno dei ristoranti più importanti del Centro Italia.

Dove nasce il nome del ristorante lo racconta Romano: “il nome c’era e l’abbiamo tenuto, ci piaceva l’idea di una ristorazione sussurrata, fatta di paroline. Avevamo un sogno e ci siamo impegnati tutto e fino all’ultimo per realizzarlo”. Il primo estimatore de La Parolina è Luigi Cremona, storico critico gastronomico e instancabile talent scout delle migliori cucine italiane. Pochi mesi dopo l’apertura arriva la prima segnalazione in guida ed è il Gambero Rosso a notare la cucina di Iside e Romano, che non si allontanano dal territorio in cui lavorano e vivono, concependo piatti fortemente legati ai piccoli produttori che avevano intorno e che oggi sono cresciuti con loro. Nel 2008 arriva l’importante riconoscimento della stella Michelin per l’edizione 2009 della guida e nello stesso anno arriva anche Azzurra, la prima figlia di Iside e Romano.

Qualche anno dopo si presenta la possibilità di acquistare un terreno di fronte a La Parolina che rappresentava il sogno di regalare una vista spettacolare ai loro ospiti sulle colline circostanti. Iside e Romano la colgono e così, nel 2011, iniziano i lavori della nuova Parolina che sorgerà in un casale di pietra affacciato tra Lazio, Umbria e Toscana. Sempre nel 2011 apre La Letterina, il bed and breakfast che permette a chi vuole godere dell’alta Tuscia di rimanere e vivere un’esperienza gastronomica arricchita da un’ottima colazione. In quell’anno arriva anche Giacomo, secondo figlio di Iside e Romano che nel 2012 inaugurano la nuova Parolina, affacciata proprio su quelle colline di cui si sono innamorati.

Oggi, dopo venti anni, La Parolina è riconosciuta per la sua forte identità territoriale e rimane una stella Michelin legata al lavoro non solo di due chef, ma di tutte le aziende che sono cresciute con loro in questi vent’anni. Un impatto sull’economia territoriale molto importante. Piatti costruiti su sapori riconoscibili, con una visione creativa che mai allontana la centralità del gusto dalla tecnica e dall’estetica. La Parolina è un laboratorio di cucina centrato il più possibile sul fatto in casa, dalla pasta al pane e, grazie all’orto di proprietà, anche di tutte le composte e conserve vegetali che valorizzano il menù del ristorante e della colazione.
“L’idea comune è stata e rimane quella di poter accogliere le persone in una casa di campagna, come fosse sempre domenica. Accogliere le persone con elegante informalità e fargli vivere non solo la bellezza della vista e dei luoghi, ma i sapori che li caratterizzano”.

Iside De Cesare non è solo una cuoca, ma un’imprenditrice che negli anni ha sviluppato progetti di formazione come Chef in Campus, che prende forma nei casali Monaldesca e Palombaro all’interno della Riserva Naturale di Monte Rufeno. Veri e propri campus in cui ci si immerge non solamente nelle nozioni di importanti chef, con percorsi professionalizzanti di sette o dieci giorni, ma ci si perde anche nella natura incontaminata circostante. Una formazione esperienziale, che Iside definisce “l’altra formazione”, fatta di percorsi di conoscenza profonda sulle materie prime e le loro origini. Foraging, mungiture e attività casearie, degustazioni di vino e di olii extravergini con laboratori che hanno l’obiettivo di essere un valore aggiunto nella crescita professionale e personale di chi vi partecipa.
“Quando abbiamo iniziato, ci siamo venduti la macchina per comprare l’abbattitore, – confessa Romano Gordini – lo dico per far capire quanto ci abbiamo creduto e quanto è stata forte la nostra voglia di realizzare quello che è tutt’ora un sogno”.

MASTER CHEF - ISIDE DE CESARE

Iside De Cesare ha inoltre partecipato al talent riservato agli aspiranti chef in onda su SkyUno, Masterchef Italia, condotto da Bruno Barbieri, Joe Bastianch, Antonino Cannavacciuolo e Carlo Cracco. La chef stellata de ”La Parolina” è stata una delle ospiti della puntata decisiva dello show, andata in onda nel 2015, in cui i concorrenti si sono sfidati per conquistare il titolo di quinto Masterchef italiano. Per l’Invention Test, Iside, ha proposto Trota in olio cottura alle erbe e salsa di cetriolo.

I valori de La Parolina sono da sempre accoglienza familiare, spirito di amicizia e valore dei legami affettivi che costruiscono una rete di persone che lavorano al centro del territorio in cui vivono. I clienti di Iside e Romano sono i veri protagonisti di quella vista sulle colline goduta insieme ai loro piatti.

Indirizzo
Ristorante La Parolina

Via Giacomo Leopardi, 1 – Trevinano (VT)

Tel. +39 0763 717130

Ristòria Pepe Nero – Chef Salvo Cravero

Nel cuore della Tuscia, affacciato sul più grande lago vulcanico d’Europa, si trova il ristorante Pepe Nero. Il suggestivo specchio d’acqua di Bolsena, con i suoi riflessi mutevoli e la quiete silenziosa delle sponde, fa da sfondo a una nuova visione gastronomica, guidata dalla mente e dalle mani dello Salvo Cravero, chef ai fornelli del locale. Con lui, il ristorante Pepe Nero si dirige verso una proposta gourmet, ricercata, emozionale e contemporanea.

Cravero, molisano d’origine ma da anni radicato in questo territorio, è portatore di una sensibilità gastronomica affinata nel tempo e arricchita da esperienze diverse, sempre coerente però con un’idea di cucina che unisce radici e visione, memoria e ricerca. La sua impronta si avverte immediatamente nella nuova filosofia del ristorante: piatti curati nei minimi dettagli, colorati, tecnicamente precisi, e rispettosi della materia prima, pensati per raccontare il territorio senza rimanerne prigionieri.

Il Pepe Nero non è soltanto “un ristorante vista lago”. La sua sala, con una trentina di coperti, si affaccia direttamente sulle acque tranquille del Bolsena, abbracciando il paesaggio attraverso ampie vetrate e una passerella in legno che sembra condurre l’ospite al centro stesso del lago. Un’atmosfera che invita al silenzio e alla contemplazione, in cui la cucina si fa esperienza totale.

Il menu è costruito come un percorso sensoriale: parte dall’acqua dolce, ma non si ferma lì. Pesci del lago come coregone e persico si alternano a materie prime marine pregiate come ostriche, scampi, gamberi e tonno. La cucina d’acqua dolce si arricchisce mantenendo però sempre un’identità ben precisa. Accanto alle proposte di mare, trovano spazio anche carni selezionate, come l’agnello e la pecora, interpretate con eleganza e modernità.

Ma il vero fiore all’occhiello del ristorante Pepe Nero è la centralità della proposta vegetale. Le verdure, coltivate in gran parte nel territorio circostante o selezionate da piccoli produttori di fiducia, non sono più un semplice accompagnamento ma si fanno protagoniste: trasformate, esaltate, reinterpretate. Dall’antipasto al dolce, ogni piatto contiene un riferimento al mondo vegetale, in una narrazione coerente e attenta alla stagionalità.

L’ambiente è rustico nei materiali ma raffinato nei dettagli e si allinea perfettamente con l’anima del luogo in cui si trova: legni naturali, linee pulite, un arredo sobrio in cui predomina il bianco che lascia spazio alla luce e al paesaggio. La carta dei vini completa l’esperienza con una selezione curata di etichette italiane e internazionali, pensata per valorizzare ogni singola proposta dello chef. Un’attenzione particolare è rivolta ai vitigni autoctoni del Lazio e dell’Italia centrale, ma non mancano incursioni d’autore tra Champagne, Riesling tedeschi e Pinot Noir francesi. Una carta vini attenta e dinamica accompagna le proposte dello chef e i percorsi di degustazione guidano l’ospite in un viaggio sensoriale costruito su misura.

A rendere ancora più unica l’esperienza del Pepe Nero, è l’atmosfera complessiva che si respira: un servizio discreto e premuroso, capace di accogliere con calore e professionalità. Ogni dettaglio è pensato per garantire comfort, intimità e la possibilità di vivere un momento di sospensione, in cui tutto, dal paesaggio alla mise en place, dai profumi in cucina ai calici in sala, è in equilibrio perfetto.

Questa nuova stagione del ristorante non è passata inosservata: la Guida MICHELIN 2025 ha già segnalato il Pepe Nero tra le realtà più interessanti del territorio, così come il Gambero Rosso, che ne ha riconosciuto l’identità nuova, forte, capace di dialogare con le migliori cucine d’autore italiane pur restando fedele al lago, alla Tuscia, a quella cultura contadina e lacustre che ancora oggi permea ogni angolo di questa terra.

Nel cuore di Capodimonte, affacciato sul Lago di Bolsena, Pepe Nero Ristòria è un rifugio di eleganza dove la cucina si fa emozione. Avvolto dalla luce del lago e dal silenzio del paesaggio, ogni dettaglio racconta un’esperienza autentica, raffinata e senza tempo.

Con uno sguardo contemporaneo e radici profonde nella Tuscia, lo Chef Salvo Cravero dà vita a una cucina che racconta il territorio, fondendo con eleganza sapori di lago e suggestioni marine.

Ogni piatto è un equilibrio tra tecnica raffinata, creatività sensibile e rispetto assoluto per la materia prima. Una visione gastronomica che custodisce la memoria e la trasforma in esperienza.

In definitiva, Pepe Nero con Salvo Cravero si afferma come una delle mete gourmet più intriganti del Lazio. Un ristorante che non punta solo all’eleganza estetica, ma a una profonda coerenza tra forma e sostanza, tradizione e sperimentazione. Un luogo dove il tempo rallenta, la cucina emoziona, e ogni piatto racconta una storia.

Salvo Cravero è uno chef con oltre trent’anni di esperienza alle spalle, che ha fatto della cucina non solo un mestiere, ma una vera e propria missione. Nato nel 1977 in Molise, si è poi stabilito nella Tuscia, terra alla quale è profondamente legato sia dal punto di vista personale che professionale. È proprio in questi luoghi che ha deciso di costruire il suo percorso, mettendo al centro la valorizzazione del territorio, la qualità delle materie prime e un approccio alla cucina che unisce rispetto per la tradizione e voglia di innovare.

Il suo cammino comincia nel 1991, quando si iscrive all’Istituto Alberghiero di Termoli. Da lì, inizia a lavorare come commis e aiuto cuoco in diversi ristoranti e alberghi, maturando le prime esperienze in cucina. Nel 1998 si trasferisce a Viterbo e lavora al Grand Hotel Salus. Proprio qui conosce Sara, che diventerà la sua compagna di vita e sarà anche una figura fondamentale nel suo percorso di crescita professionale.

Nel 2000 entra a far parte della brigata del ristorante Le Sans Souci a Roma, una stella Michelin. Un’esperienza importante che gli permette di lavorare su tutte le partite e di formarsi accanto a grandi professionisti. Dopo questa tappa, ricopre il ruolo di chef in diversi locali di qualità, come L’Antico Bottaro, sempre nella capitale, dove inizia a definire uno stile di cucina sempre più personale e attento ai dettagli. Salvo continua a formarsi, partecipa a corsi di specializzazione e diventa membro di Euro-Toques, l’associazione fondata da Gualtiero Marchesi.

Questo gli dà la possibilità di confrontarsi con alcuni dei nomi più importanti della cucina italiana e internazionale, e di ampliare la sua visione. Nel 2005, insieme a Sara, apre L’Etoile a Vetralla, un ristorante gourmet che ottiene ottimi riconoscimenti da parte della critica e delle guide gastronomiche. Qui propone una cucina attenta, creativa, ma sempre legata ai sapori autentici del territorio.

Oltre al lavoro ai fornelli, negli anni Salvo comincia anche a portare la sua cucina in televisione, partecipando a programmi come “Cucine d’Italia”, “Panino Amore Mio” su Gambero Rosso Channel e “Ricette all’Italiana” su Rete 4, con Anna Moroni e Davide Mengacci. Questo gli permette di farsi conoscere da un pubblico più ampio e di raccontare il suo modo di fare cucina in modo semplice e diretto. Nel 2018 arriva un incarico di grande prestigio: curare i menù di prima classe per Alitalia, nella classe Magnifica, progetto che lo vede coinvolto anche con Joe Bastianich.

In seguito, riceve l’incarico di ideare il primo menù per la nuova compagnia ITA Airways, sempre per la classe di punta. Due esperienze che lo portano a rappresentare l’eccellenza della cucina italiana a livello internazionale. Nel tempo, Salvo riceve anche importanti riconoscimenti: diventa Ambasciatore del Gusto Doc Italy per la provincia di Viterbo, e collabora con realtà di valore come il Castello di Semivicoli, della famiglia Masciarelli, produttori di vini di alta qualità. Lavorare in abbinamento con un grande marchio del vino è per lui un’occasione per approfondire la connessione tra cucina e territorio.

Negli ultimi anni, oltre all’attività di chef, si dedica con passione alla formazione. Insegna in scuole prestigiose come la Boscolo Etoile Academy, Coquis e la Gambero Rosso Academy, condividendo con gli studenti non solo ricette e tecniche, ma anche una visione concreta del mestiere, fatta di studio, esperienza e passione. Ha sempre avuto una particolare attenzione per la panificazione e i lievitati, tanto da vincere il premio per il miglior pane nella selezione Centro-Sud del concorso Emergente Sala, ideato da Luigi Cremona. Inoltre, porta avanti una piccola produzione di formaggi caprini a latte crudo, insieme a un amico allevatore tra Roma e Viterbo. È anche molto attivo nei corsi dedicati all’arte bianca, che tiene dal 2020 per professionisti e appassionati. Oggi è alla guida del ristorante Ristòria Pepe Nero a Capodimonte, affacciato sul Lago di Bolsena. Un progetto che unisce tradizione e innovazione, cucina di territorio e attenzione alle tecnologie moderne. Il suo obiettivo è raccontare attraverso i piatti la bellezza della Tuscia, usando materie prime locali, tecniche precise e una sensibilità costruita in trent’anni di lavoro.

La sua cucina parte spesso dalla “memoria dell’acqua”: quella dolce del lago e quella salata del Tirreno che bagna le coste non lontane, una fusione che si ritrova nei sapori e nei profumi dei suoi piatti. Salvo crede molto nella condivisione, non solo con i colleghi, ma anche con gli appassionati che vogliono avvicinarsi ai fornelli. Ama trasmettere ciò che ha imparato e farlo in modo pratico, partendo dalla selezione delle materie prime, passando per le tecniche fino al servizio. Tiene regolarmente corsi sulla cucina, sulla panificazione, sulla caseificazione, sempre con l’obiettivo di valorizzare il sapere artigianale e la qualità degli ingredienti. Il suo è un percorso costruito giorno dopo giorno, con dedizione, passione e curiosità. Sempre alla ricerca di nuovi stimoli, ma con i piedi ben piantati nella terra che ama: la Tuscia. Una cucina concreta, legata alla realtà, che non dimentica mai le proprie radici ma guarda con attenzione al futuro.

Contatti

Telefono: +39 0761 871909 – +39 345 5937752

Mail: info@salvocravero.com – info@pepeneroristorante.eu

Pepe Nero Ristorante – Viale Regina Margherita, 01010 Capodimonte (VT), Italia

Vitantonio Lombrado Ristorante

Il Vitantonio Lombardo Ristorante sorge nel cuore dei Sassi di Matera, patrimonio mondiale dell’UNESCO, e rappresenta uno dei luoghi più suggestivi e iconici della ristorazione italiana contemporanea. Aperto nel 2018 dallo chef Vitantonio Lombardo, il ristorante è il riflesso perfetto della sua filosofia: rispetto delle radici lucane, ricerca costante, tecnica raffinata e profonda sensibilità per la materia prima.

Ricavato all’interno di una grotta naturale del Rione Sassi, il locale conserva volutamente l’autenticità della pietra materana. Gli ambienti, progettati dall’architetto Alessandro Tortorelli e curati personalmente dallo chef, si sviluppano in un equilibrio armonico tra antico e moderno: il tufo a vista racconta la storia del luogo, mentre gli inserti in vetro trasparente e le luci soffuse creano un’atmosfera intima e contemporanea. Il ristorante si divide in tre spazi principali: la sala grotta, ampia e conviviale, con vista sulla cucina a giorno dove Lombardo e la sua brigata lavorano come in un teatro del gusto; la sala cava, più raccolta, pensata per esperienze private e degustazioni riservate; e la cantina, un piccolo scrigno che custodisce una selezione accurata di etichette italiane e internazionali, con particolare attenzione ai vini lucani.

In sala, l’accoglienza è affidata al fidato Donato Addesso, maitre e braccio destro di Lombardo, che accompagna gli ospiti in un percorso gastronomico elegante ma sincero, dove ogni dettaglio è curato con calore e professionalità. La cucina è un viaggio tra tradizione e innovazione: i piatti dello chef raccontano la Basilicata attraverso ingredienti locali e tecniche moderne. La filosofia del ristorante si fonda sul rispetto del territorio e sulla reinterpretazione contemporanea della memoria gastronomica lucana.

Nei menu degustazione “Radici”, “Evoluzione” e “Essenza” convivono ricette antiche e creatività pura: i fusilli al ferretto diventano opera d’arte grazie a condimenti essenziali e perfettamente bilanciati, la pizza in black è un omaggio al suo maestro Davide Scabin, mentre le carni, i legumi e le verdure di stagione vengono esaltati da cotture leggere e accostamenti sorprendenti. Ogni piatto è costruito per emozionare, rispettando i sapori autentici ma donando loro una nuova vita.Nel 2019, a pochi mesi dall’apertura, il Vitantonio Lombardo Ristorante ottiene la Stella Michelin, riconfermata ogni anno fino a oggi, affermandosi come uno dei migliori ristoranti del Sud Italia e divenendo un punto di riferimento per la gastronomia d’autore.

Nel 2024 il locale ha festeggiato la settima riconferma consecutiva, un traguardo che testimonia la costanza, l’eccellenza e la coerenza del progetto. Anche il Gambero Rosso e Le Guide de L’Espresso lo inseriscono tra i migliori ristoranti d’Italia, premiandone la sensibilità, la precisione e l’identità fortemente legata al territorio. Oggi il ristorante è molto più di un luogo dove mangiare: è un’esperienza sensoriale e culturale, un viaggio nel tempo e nello spazio.

Vitantonio Lombardo, classe 1979, nasce in Basilicata e sin da giovanissimo dimostra un legame profondo con la propria terra. A soli quindici anni lascia la casa natale per inseguire la sua più grande passione: la cucina. Con sé porta, come bagaglio di ricordi e di formazione affettiva, le ricette della nonna — la cuoca di famiglia — che lo hanno iniziato al gusto e alla memoria gastronomica lucana. È proprio da quei sapori, semplici e autentici, che nasce la sua filosofia culinaria, fatta di rispetto per la tradizione, curiosità per l’innovazione e profondo senso di appartenenza alle proprie origini.

Il percorso di Vitantonio è caratterizzato da una lunga e intensa gavetta, costellata di incontri fondamentali con grandi maestri della cucina italiana. A Bagno di Romagna, nella brigata di Paolo Teverini, apprende l’arte dell’eleganza a tavola; da Silver Succi assimila l’importanza assoluta della materia prima; con Gianfranco Vissani impara a conoscere e interpretare il territorio come fonte d’ispirazione; da Fabio Barbaglini acquisisce padronanza delle tecniche di cottura moderne; e infine, accanto a Davide Scabin, scopre la forza della creatività e l’audacia dell’innovazione, tanto da dedicargli, anni dopo, la celebre Pizza in Black, omaggio al piatto simbolo “Black is Black” dello chef piemontese.

Dopo più di un decennio di esperienze in giro per l’Italia, nel 2009 Vitantonio entra a far parte della Locanda Severino a Caggiano (SA) sin dall’apertura, nel ruolo di chef. Tre anni più tardi, nel 2012, ne diventa anche titolare. È qui che inizia a consolidare la propria identità gastronomica: nei suoi menu la tradizione, messa temporaneamente da parte durante gli anni di formazione, torna protagonista in chiave moderna. Lombardo reinterpreta i sapori lucani con equilibrio, leggerezza e rispetto della stagionalità, con una sensibilità tecnica che guarda al futuro senza tradire il passato. Nel 2012 ottiene la sua prima Stella Michelin, un riconoscimento che lo consacra tra gli chef più promettenti del panorama nazionale. Ma la storia di Vitantonio Lombardo non si ferma qui. Il 28 maggio 2018 decide di tornare nella sua Lucania, aprendo a Matera il suo ristorante omonimo: Vitantonio Lombardo Ristorante.

La scelta della città non è casuale. Matera, con i suoi Sassi, rappresenta la sintesi perfetta tra storia, cultura, pietra e luce — elementi che da sempre ispirano la sua idea di cucina. Il ristorante nasce all’interno di una grotta nel Rione Sassi, mantenuta volutamente nel suo fascino naturale, su progetto dell’architetto Alessandro Tortorelli, e con la supervisione dello stesso Lombardo, che desiderava un luogo capace di fondere il genius loci materano con la modernità. Gli ambienti, irregolari e suggestivi, alternano il tufo a vista a dettagli in vetro trasparente: una combinazione di semplicità e contemporaneità.

La sala grotta, ampia e accogliente, affaccia sulla cucina a vista, cuore pulsante del locale; la sala cava è più intima, perfetta per un’esperienza riservata; e la cantina, curata nei minimi dettagli, ospita etichette selezionate con amore e competenza. In sala, il suo fidato braccio destro Donato Addesso accoglie gli ospiti con eleganza e calore, completando un’esperienza gastronomica che è al tempo stesso familiare e sofisticata. Nel ristorante di Matera, Vitantonio Lombardo unisce la sua anima lucana con una visione cosmopolita e contemporanea. Ogni piatto è un racconto: ingredienti locali, tecniche raffinate e contaminazioni internazionali convivono in perfetto equilibrio. Nei suoi menu convivono le radici della Basilicata e l’estro di uno chef che ha fatto dell’autenticità la propria bandiera. Il successo non tarda ad arrivare: nel 2019 il Ristorante Vitantonio Lombardo ottiene la Stella Michelin, confermata anno dopo anno fino a oggi.

Nel novembre 2024 il ristorante conquista la settima Stella Michelin consecutiva, confermando la sua posizione d’eccellenza nella scena gastronomica italiana e internazionale. Un traguardo che premia la costanza, la ricerca e la passione di Lombardo e del suo team, e che consolida Matera come una delle capitali del gusto del Sud Italia. Nel 2026 il locale viene premiato anche dal Gambero Rosso, con 2 Forchette (punteggio 86/100), e da Le Guide de L’Espresso, con 2 Cappelli (16,5/20), riconoscendolo come il miglior ristorante della Basilicata e uno dei più rappresentativi dell’Italia meridionale.

Ma non sono solo i premi a rendere speciale la storia di Vitantonio Lombardo. Nel 2025 lo chef ha condiviso pubblicamente un percorso personale molto importante: dopo aver raggiunto i 176 kg di peso, ha deciso di sottoporsi a un intervento di gastrectomia sleeve, intraprendendo un cammino di rinascita fisica e mentale. In soli otto mesi ha perso oltre 60 kg, cambiando radicalmente stile di vita e affrontando con determinazione una sfida che lo ha reso un esempio di forza e consapevolezza. “Non è stata una passeggiata, ha raccontato, ma ho imparato che la disciplina che serve in cucina può salvarti anche nella vita.”

La cucina di Vitantonio Lombardo è una dichiarazione d’amore per la sua terra. La Basilicata diventa linguaggio, emozione, memoria. I suoi piatti raccontano il mare e la montagna, la semplicità contadina e la nobiltà del gusto, le influenze di una regione che è crocevia di culture e sapori. Ogni creazione è frutto di uno studio profondo: ingredienti locali reinterpretati con tecnica e sensibilità contemporanea, abbinamenti arditi ma mai sfrontati, equilibrio tra tradizione e modernità. L’obiettivo è trasmettere emozioni, non stupire con artifici. Per Lombardo, il ristorante non è solo un luogo dove si mangia: è un’esperienza sensoriale e culturale, un modo per “sentire” la Lucania attraverso profumi, colori e consistenze.

Negli ultimi anni, la sua attività si è arricchita di nuovi progetti. Collabora con realtà agricole locali per la valorizzazione dei prodotti lucani, promuove eventi gastronomici e masterclass rivolte ai giovani chef, ed è ambasciatore di un messaggio di cucina etica, sostenibile e profondamente umana.
“Nel piatto — afferma — metto la mia storia, ma anche il futuro che immagino per la Basilicata: una terra capace di emozionare il mondo con la sua autenticità.” Oggi Vitantonio Lombardo è considerato uno dei più grandi interpreti della cucina del Sud Italia. La sua carriera, fatta di sacrificio, studio e umiltà, dimostra che il talento, quando è accompagnato da passione e coerenza, può trasformare anche la pietra più antica in un diamante. E nelle grotte dei Sassi di Matera, dove il tempo sembra essersi fermato, la sua cucina continua a scrivere, giorno dopo giorno, una delle pagine più luminose della gastronomia italiana contemporanea.

Vitantonio Lombardo Ristorante: Via Madonna delle Virtù, 13, 75100 Matera MT

Telefono: 0835 335475

Menu: vlristorante.it

Ristorante i Sette Consoli – Anna Rita Simoncini

Nel cuore di Orvieto, il ristorante I Sette Consoli rappresenta da oltre trent’anni una delle massime espressioni della ristorazione umbra. Fondato e guidato con passione da Anna Rita Simoncini e Mauro Stopponi, è un luogo dove eleganza, autenticità e raffinatezza convivono in perfetta armonia. L’atmosfera è intima e curata nei minimi dettagli: pochi tavoli, un servizio impeccabile e un’eleganza discreta che fa sentire ogni ospite al centro di un’esperienza sensoriale completa. La cucina, firmata da Anna Rita, è un raffinato dialogo tra tradizione e creatività, dove i sapori umbri si fondono con tecniche moderne e accostamenti eleganti. In sala, Mauro guida con maestria gli ospiti attraverso una carta dei vini tra le più interessanti d’Italia, frutto di anni di ricerca e passione. Oggi anche la figlia Serena fa parte attiva del team, portando nuova energia e continuità a un progetto familiare che è diventato nel tempo un vero simbolo gastronomico di Orvieto. Entrare ai Sette Consoli significa vivere un viaggio nel gusto e nella cultura umbra, dove ogni piatto è un racconto di territorio, ogni vino una scoperta e ogni dettaglio un gesto d’amore verso l’arte della ristorazione.

Nel cuore di Orvieto, tra le colline umbre che profumano di storia e autenticità, si erge uno dei templi più longevi e raffinati della ristorazione italiana: I Sette Consoli, il ristorante di Anna Rita Simoncini e Mauro Stopponi, una coppia che da oltre trent’anni rappresenta un punto di riferimento assoluto per la cucina d’autore in Umbria. Dal 1992, insieme nella vita e nel lavoro, Anna Rita e Mauro hanno costruito con passione, rigore e amore per i dettagli una vera cattedrale del gusto, dove ogni piatto, ogni vino, ogni gesto di sala racconta una storia di eleganza e dedizione.

Anna Rita Simoncini è una chef dal tocco inconfondibile: la sua cucina è un viaggio sensoriale che unisce la forza della tradizione alla leggerezza della creatività contemporanea. Le sue ricette nascono da una profonda conoscenza del territorio e da una sensibilità che le consente di trasformare ingredienti semplici in esperienze straordinarie. La sua mano è ferma, la mente libera, il cuore radicato nella sua terra. La sua cucina è suadente e voluttuosa, come dicono i critici, “ricercata nella sua semplicità, raffinata nella selezione di concetti e idee, assolutamente vera e pura nei sapori e nelle ispirazioni che sa dare”. In sala, l’altra metà del sogno: Mauro Stopponi, maître e sommelier di rara eleganza, accompagna gli ospiti in un percorso enologico di grande spessore, guidandoli attraverso una carta dei vini che è un piccolo viaggio nelle eccellenze mondiali, curata con la passione e la competenza che solo trent’anni di esperienza possono garantire.

Oggi, al loro fianco, la figlia Serena rappresenta la continuità di una storia familiare che si rinnova con la stessa grazia e determinazione dei suoi inizi: una giovane donna di talento che in sala accoglie con naturalezza, eleganza e professionalità, rendendo ogni esperienza ai Sette Consoli un momento unico.

Gli ambienti del ristorante sono un riflesso fedele dello spirito di Anna Rita e Mauro: eleganti ma mai pretenziosi, intimi ma pieni di luce, arredati con gusto e arricchiti da opere d’arte che dialogano con la bellezza dei piatti. Ogni dettaglio, dalla mise en place ai fiori freschi sui tavoli, contribuisce a creare un’atmosfera senza tempo, dove il piacere del cibo si fonde con quello dell’ospitalità. La cucina di Anna Rita Simoncini è un inno alla concretezza e alla bellezza della materia prima. Chi siede ai Sette Consoli sa che ogni piatto è il frutto di un pensiero, di una visione e di una dedizione costante all’eccellenza.

Dai suoi fornelli nascono creazioni che uniscono rigore tecnico e poesia gastronomica: Millefoglie di Parmigiana di leggerezza ed equilibrio sublimi, Cannelloni verdi di colombaccio con fondo e tartufo nero estivo che commuovono per intensità, Carré di agnello in panatura aromatica con crema all’aglio dolce, millefoglie di patate e tartufo nero, fino a capolavori che celebrano la terra umbra come le Lumache fritte alle erbe aromatiche, i Cappellacci di animelle di vitello e carciofi, la Pernice arrostita con verze e prugne secche al lardo, e l’indimenticabile Piccione con scaloppa di foie gras e funghi cardoncelli.

La sua cucina è una dichiarazione d’amore verso l’Umbria, verso i suoi sapori ribelli e fieri, ricchi di storia e di verità. È una cucina che racconta il territorio con rispetto e creatività, che non teme di guardare avanti pur restando profondamente radicata nelle tradizioni. Da oltre trent’anni, Anna Rita Simoncini non ha mai sbagliato un piatto: merito di una volontà di ferro, di una concentrazione quotidiana e di un allenamento costante all’eccellenza, qualità che la rendono una delle interpreti più autentiche della cucina italiana contemporanea. I Sette Consoli non sono solo un ristorante, ma un luogo dell’anima, dove la cultura gastronomica umbra si eleva a forma d’arte e diventa esperienza. Qui, ogni servizio è una sinfonia perfettamente orchestrata, ogni piatto un racconto di emozioni e territorio.

Se si vuole davvero capire cosa sia la cucina umbra e indagarne il suo DNA più profondo, da qui bisogna passare. È un passaggio obbligato per chi ama la buona tavola, per chi cerca autenticità e classe, per chi vuole scoprire come la tradizione possa diventare innovazione senza mai perdere la sua anima. Anna Rita Simoncini e Mauro Stopponi hanno trasformato I Sette Consoli in un simbolo di Orvieto e dell’Umbria gastronomica, un luogo che resiste al tempo e continua a crescere, un punto fermo nella storia della cucina italiana. Entrare qui significa vivere un’esperienza completa, fatta di sapori, profumi, arte e calore umano: l’essenza stessa di quella che possiamo definire “la sovranità dell’eccellenza”.

Ristorante I Sette Consoli: Piazza Sant’Angelo, 1A – Orvieto

La Trota – Fratelli Serva

Nel cuore della riserva naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile, a Rivodutri (provincia di Rieti), sorge La Trota, un ristorante storico nato nel 1963 e oggi riconosciuto con una Stella Michelin per l’alta cucina del pesce d’acqua dolce. Il ristorante si trova in un ambiente tranquillo e immerso nella natura, con tavoli affacciati sul mormorio del fiume Santa Susanna.

Un ponte in legno sul corso d’acqua, ambienti eleganti ma non pomposi, rendono l’esperienza ancora più memorabile. In sala operano la nuova generazione della famiglia, i figli Amedeo e Michele Serva, che contribuiscono con freschezza al servizio e all’accoglienza, continuando la tradizione familiare. Andare a La Trota significa vivere un’esperienza gastronomica unica: dove la riserva naturale, i corsi d’acqua limpidi e la famiglia Serva lavorano insieme per raccontare un luogo attraverso piatti che difficilmente si trovano altrove. Per chi ama la cucina d’acqua dolce e vuole scoprirla in modo sofisticato, questo è un indirizzo da non perdere.

Nel cuore di Rivodutri, un piccolo borgo della provincia di Rieti con poco più di mille abitanti, la famiglia Serva ha scritto una delle pagine più affascinanti e innovative dell’alta cucina italiana. Con il ristorante La Trota, oggi insignito di una stella Michelin, ha saputo trasformare il pesce d’acqua dolce, spesso considerato “minore” rispetto al pescato marino, in una risorsa preziosa, un simbolo di identità territoriale e una raffinata espressione gastronomica.

La storia de La Trota inizia nel 1963, quando Emilio Serva e la moglie Rolanda aprono una semplice trattoria sulle sponde del fiume, dove si cucinavano alla brace i pesci portati dai pescatori locali. Da allora, quella piccola realtà è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento per la cucina di lago, un luogo dove tradizione e innovazione si incontrano armoniosamente. A raccogliere l’eredità di Emilio sono stati i figli Maurizio e Sandro Serva, due cuochi autodidatti, profondamente legati alla loro terra. Con passione, intuito e una sensibilità rara, i fratelli hanno saputo interpretare la natura circostante come un ecosistema gastronomico unico, elevando il pesce d’acqua dolce a protagonista di una cucina elegante, tecnica e sorprendentemente moderna. La loro visione ha reso Rivodutri una meta per gourmet e amanti del fine dining, un luogo dove il lago si racconta attraverso sapori autentici e piatti poetici.

Oggi, la tradizione continua con la terza generazione, rappresentata da Amedeo e Michele Serva, che si occupano della sala e della cantina, curando con attenzione il servizio e la selezione dei vini. Le loro scelte seguono un filo conduttore coerente con la filosofia della casa: molte etichette provengono da territori vicini a laghi e fiumi, in un perfetto dialogo con la cucina del padre e dello zio. Il menu degustazione “Acqua”, proposto a 150 euro, è un vero e proprio viaggio sensoriale in undici portate, un racconto fluido e coerente in cui il lago è sempre protagonista. Piatti come la Sfera di patata con fegatini di trota, gel di carote e zest d’arancia, i Capellini d’angelo con carpaccio di tinca e brodo speziato servito in moka, o la Finta Ostrica, un guscio di cozza del Lago di Piediluco ripieno di trota, cavolfiore, tartufo, tè nero e brodo di funghi, sono esempi perfetti di una cucina che gioca con la memoria e la sorpresa, mantenendo sempre eleganza e misura.

Ogni creazione racconta una storia di territorio e tecnica. Il pesce persico reale cotto in olio al coriandolo con peperone, pane croccante e uova di trota celebra la delicatezza e la precisione; il luccio al cartoccio con piselli, funghi cardoncelli e bisque di gamberi di lago mostra la capacità dei Serva di equilibrare complessità e immediatezza; mentre la carpa in crosta di semi di papavero con maionese di rape rosse e sedano d’acqua rappresenta la perfetta fusione tra colore e gusto.

Immancabile anche il tortello di salmerino affumicato con spezie, pera caramellata e spuma di cannella, piatto iconico del menu, e lo spaghetto alla trota, cotto nel suo fondo e mantecato con il grasso del pesce, completato da una croccante pelle soffiata. Piatti che rivelano una profonda conoscenza della materia prima e una continua ricerca estetica. Tra i capolavori della casa spicca la trota scottata con guazzetto ristretto, funghi porcini e more, un connubio perfetto tra bosco e lago, e l’anguilla alla brace con caffè, pimpinella e guacamole alla banana, un piatto che sorprende per la sua audacia e la capacità di alleggerire un ingrediente complesso con creatività e tecnica. Il percorso si conclude con la Zuppa di agrumi con cannolo al cioccolato bianco salato, mousse al mango, gelato alle olive e cialda agli agrumi, un dessert che rinnova il palato e suggella l’esperienza con una freschezza vibrante.

La location de La Trota riflette la filosofia della famiglia: ambienti dominati dal bianco, grandi vetrate che affacciano sulla campagna e una semplicità elegante che richiama il concetto di prossimità e rispetto per la natura. E la storia non si ferma qui. I Serva hanno recentemente avviato un nuovo progetto, il recupero di un antico edificio accanto al ristorante, destinato a diventare un piccolo albergo con cinque camere e cucina. Un’ulteriore evoluzione di una visione che non smette di rinnovarsi, offrendo agli ospiti un’esperienza completa di accoglienza e territorio.

Oggi, La Trota di Rivodutri è molto più di un ristorante: è un manifesto gastronomico, una celebrazione sincera della cucina di lago e un esempio di come la tradizione, se rispettata e reinterpretata con intelligenza, possa diventare avanguardia.

La Trota: Via S. Susanna, 33, 02010 Rivodutri (RI), Italia

Telefono: 390746685078